Orribiltà
Poche cose mi fanno inorridire al limite del fastidio come l’impugnatura errata della penna.
Embe’, direte? Niente, ma oggettivamente è brutto da vedere, dispendioso in termini energetici, ed è brutto da vedere.
Ci faccio sempre caso e se noto gesti simili rimango a chiedermi come mai nessuno, in giovane età, abbia corretto tale stortura gestuale.
Penso che la mia sia una specie di paranoia, come quella di chi raddrizza sempre i quadri storti.
Che scusa avete, per scrivere così? Voglio saperla.
Fix’d.
(ne abbiamo parlato anche qui)
La mente non è un vaso da riempire…
… ma un legno da far ardere perché s’infuochi il gusto della ricerca e l’amore della verità. (Plutarco)
L’artista
Non mi ricordo se abbia già parlato di cosa faccia o non faccia di qualcuno un “artista” nel senso comunemente inteso (quindi, un luogo comune piuttosto innocuo e, al contempo, vagamente deleterio come poche altre etichette sociali).
Comunque, mi sento spesso definire tale solo (o soprattutto) perchè sono in grado di maneggiare strumenti di disegno, il che, per carità, è una bella capacità (avevo scritto “un bel dono”, ma così si sottointende un ente datore del suddetto, e lungi da me un simile pensiero).
Ma ne ho sempre rifiutato la motivazione; insomma, non mi pare automatico essere artisti perchè si sa disegnare, o dipingere.
Mi pare di ricordare che scrissi che alla fine non so assolutamente cosa voglia dire essere “artisti”, quali siano le caratteristiche primarie e le azioni tipiche, sempre che si possa identificarle.
In fondo non mi è mai interessato.
Stavo anche pensando che, curiosamente, non la penso allo stesso modo, per esempio, della scrittura.
So che potrei sollevare pesanti obiezioni, ma almeno per la mia pur ristretta esperienza - e ricordiamoci che comunque mi sto riferendo a persone “comuni”, gli amici, i conoscenti, l’esperienza di tutti i giorni -, mi sono accorta che chi scrive bene ha anche idee interessanti da esporre.
Mi pare che sia difficile parlare di niente con una bella forma, a meno che non lo si faccia apposta, ma allora in quel caso è solo una finzione, ed una capacità altrettanto valida.
Penso che se ci si trova di fronte ad una situazione del genere, basti solo leggere attentamente: quasi subito la forma, pur se apparentemente corretta, rivelerà il vuoto dei contenuti, e ciò che prima appariva impeccabile, sarà ora semplicemente banale e ridondante.
Ma se io sono in grado di disegnare, non sono artista se non riesco a concepire nulla di originale, se non rielaboro, se non invento, in qualche modo.
Senza scadere nella filosofia del mezzo cent, ché sennò qualcuno si arrabbia (:D) (del tipo, ma esiste veramente l’invenzione, o si scopre e basta, etc. etc. etc., ma anche: ok, ma copiare la realtà è comunque una rielaborazione, tu non riproduci la realtà esattamente com’è, anche perché ognuno ne ha una visione personale e bla bla), alla fine mi sento di concludere che personalmente mi ritengo artista esclusivamente per il fatto di avere idee (artistiche) nei momenti meno opportuni, ossia quando è ormai tardi e non servono più, o quando non ho i mezzi per realizzarle, o quando li ho, ma non le realizzo perché non mi va - non è mica un lavoro.
Comunque sia, ho appena avuto qualche buona idea che spero di poter mostrare presto qui
- Scrivi qualcosa sul blog!
Pare facile, ma non quando si ha da fare, o si hanno pensieri pesanti, o tutt’e due le cose e pure qualcos’altro.
Siccome qui scrivo di cose inutili - il lettore abituale se ne sarà certamente reso conto da tempo (sempre che io abbia mai avuto lettori abituali, o anche uno solo) -, quando si hanno cose da fare, o pensieri pesanti, o entrambi, le cose inutili bastano appena a distrarre, a rinfrancare, quel poco che basta per tirare avanti fino al successivo momento in cui occorrerà rifugiarsi nuovamente in esse per un istante (lungo quanto vogliamo) di conforto, e poter così proseguire.
Si consumano i pensieri positivi tutti in sé stessi, insomma, in una sorta di riciclo interno (come quando si imposta il ricircolo dell’aria nell’abitacolo dell’automobile) che serve per mantenere un livello di equilibrio utile alla vita in generale, e così tanto necessario alla vita di oggi.
E quando, ad alimentare questi pensieri ci sono solo piccoli momenti di bellezza, o piccole cose emozionanti, questi vengono fagocitati voracemente dall’organismo e non ne rimane più per poter esprimerli e comunicarli all’esterno, cosa che ho sempre cercato di fare in questo luogo astratto.
Pare un discorso economico, vero? Se ho pochi soldi, non posso impiegarli in altro, finché non ho soddisfatto i miei bisogni primarî; in effetti, è proprio così.
Non ricordo in quale libro leggevo che la vita, alla fin fine, è riducibile al solo concetto di movimento, ovvero, moto provocato da flussi di energia, materia, e quant’altro, che si verificano di volta in volta fra regioni di densità diverse.
Ed ecco allora che, nell’economia di questo blog, il silenzio è essenzialmente un flusso verso l’interno, in una regione dove le cose da fare, o i pensieri pesanti, o entrambe le cose costituiscono un vuoto non-vuoto da riempire.
Piccoli animali, o germogli di un fiore, o una formella su una cattedrale - o la cattedrale intera - e altro ancora hanno provveduto e provvedono a mantenere l’equilibrio, come una spugna secca che riceve qualche goccia di acqua ogni tanto; strizzandola, non se ne ricaverebbe granché, ma ogni goccia provvede a mantenerne la forma.
In attesa di un’inondazione :>
L’arte del riciclo
Repubblica ricicla il Corriere.
Niente di che, ma ci ho pensato un po’, e non ho capito perché e come mai proprio questa scelta.