


~ Al felice genio dell'avvenire dedico questi accenni di antesignano, questi conati di liberazione. ~
Questo appunto è rapidissimo, perché in questo caso l’idiozia è per di più esaltata dalla disinvolta leggerezza con cui si vuol trasmettere un messaggio che è in totale contraddizione con la natura stessa del prodotto:
- (voce flautata) Se la fai tu, vale molto di più.
Ovvero, se usi un preparato industriale già pronto, lo frulli per qualche minuto e poi lo inforni vale molto di più di prender uova, zucchero, farine, etc. e combinare il tutto assieme eseguendo da soli una ricetta scovata per interesse e vera passione, no?
They sparkle and shine when the sun is out, but when the darkness sets in, their true beauty is revealed only if there is a light from within. (Elisabeth Kubler-Ross - dolciastro nella forma, ma apprezzo la metafora adoperata e condivido largamente il contenuto.)
Ok, non si vede molto, in tre giorni, in rapporto a quel che c’è, ma è comunque tanto, se non si smette mai di guardare!
La Conciergerie - Salle des Gens d’Armes.

Marché aux fleurs et aux oiseaux.

Pappagalli grigio cenere, ma con il sottocoda rosso sangue!

Adorabile coppietta, uno toglieva la buccia ai semi e l’altro se lo mangiava :^D

Camera d’albergo…

Scriba seduto, IV o V dinastia, 2600 -2350 a.C.
È lui che guarda noi e non il contrario.

Continuiamo il viaggio nelle orribiltà pubblicitarie con l’ultimo spot della Goldenpoint:
Non è solo la stupidità della decisione di tamponare un uomo per attaccar bottone - il quale dubito rimarrebbe così pacato e pacificamente curioso, senza dire una parola, di fronte all’ennesima svampita che in una strada vuota riesce a beccare in pieno la sua costosa macchina -, ma è soprattutto la scelta di un gesto così eclatante e tendenzialmente pericoloso a perplimermi.
Per dire, una volta ci si limitava al «Se qualcuno ruba un fiore per te…», adesso siamo alle lesioni e danneggiamento volontarî.
Per fortuna è adesso punito dalla legge anche il reato di stalking.
Il secondo foglio di questa rubrica in realtà include più di uno spot, ma parliamo sempre della stessa azienda (che poi vedremo, un’azienda non è), capace di pubblicizzarsi nel peggior modo possibile: risultando insopportabile.
Parlo di CheBanca, la cui serie di spot-musical (di seguito, la campagna estiva) dà sui nervi in più direzioni.
La prima direzione molesta più ovvia è quella data dal fatto di adottare canzoni e arie musicali stranote cambiandone le parole, di modo da fissarsi nel cervello dello spettatore in maniera quasi indelebile: essendo la musica molto conosciuta, automaticamente lo spettatore la segue “cantandosela”, e l’aggiunta di un testo - visto che in questo caso la “Washington Post March” non ne ha - facilita l’operazione di fissaggio.
Non c’è molto di peggio che continuare a sentire in testa lo stesso motivetto, per di più farcito di frasi stupide.
La seconda direzione è data invece da un contrasto, a mio parere non azzeccato, tra ciò che una banca dovrebbe essere/fare e la maniera in cui sceglie di presentarsi al pubblico: in periodo di crisi e grandi difficoltà economiche, questa banca sceglie pubblicità rutilanti, rumorose, fEstose e fAstose, dove tutti sono contenti, il cielo è azzurro e i paesi hanno i sanpietrini lucenti; come se non bastasse, il design scelto per i suoi locali

a me fa solo sorgere il dubbio che con i soldi dei clienti ci paghino giusto giusto l’architetto e il pubblicitario. Questi sì che sono investimenti!
Vorrei iniziare oggi una piccola rubrica che mi possa aiutare a tenere a mente qualunque nefandezza un’azienda sia capace di dire/mostrare al fine di vendere uno dei proprî prodotti. Ne ho accumulate un bel po’, e non vorrei perdermele per strada.
Questo perché io ascolto la pubblicità, e la guardo, contrariamente a tanti altri (non che sia l’unica, non intendo certo riservarmi l’esclusiva), e la giudico, come tutti quelli che, in varî modi, le prestano attenzione.
Inauguro il primo appunto con questa:
nella quale la Barilla si pregia di aver saputo nascondere le verdure - le orrende, TREMEBONDE verdure - agli occhî delicati ed innocenti dei bambini, come se tali occhî corressero il pericolo di sanguinare - o forse cadrebbero dalle orbite rotolando sul pavimento, non so - se mai si posassero su una zucchina, una foglia di spinacio o, non sia mai, una melanzana.
Ora, sappiamo tutti che alle volte - non sempre - vegetali ed infanti non vanno esattamente d’accordo, ma è davvero il caso di vantarsi di non far vedere le verdure ai bambini, quando ogni tanto (intendo dire, SPESSO) possiamo ammirare i risultati di certi sondaggî condotti fra i più piccoli? Non è la stessa Barilla, poi, a propugnare il ritorno alla natura, alle cose vere, naturali, autentiche, e altre amenità simili?
Io non ho ancora mai visto un campo di minipennette agli spinaci, ma oggi con le biotecnologie, si sa, si può far di tutto, no?
Siccome alla radio stanno passando i nuovi Litfiba, mi pare l’occasione sia giusta per proporre un altro bel video. Di quelli che piacciono a me, ossia con una bella canzone e delle belle immagini che l’accompagnino.
Immagini che, a prima visione, non mi sono sembrate molto collegate al testo - e neanche adesso lo sono, dopo tante volte che l’ho riguardato -, quindi posso solo azzardare vaghe associazioni tra la paura di non essere ricambiati dal partner, espressa nella canzone, e i varî imprevisti che càpitano ai protagonisti del video, intorno a metà canzone.
Tutti risolti, però, o per lo meno alleviati, da emozioni di tipo empatico, che vanno dall’amicizia (i giocatori di calcio), all’amore parentale (madre e figlio), fino all’Amore per eccellenza.
Non so se tutto questo voglia dire che qualunque guaio possa capitare, se si ha qualcuno accanto pronto ad offrire un rifugio sicuro, è possibile superare tutto e andare avanti.
La scoperta dell’acqua calda, direte voi. Però mi piace da matti l’associazione di immagini apparentemente fuori contesto (c’è un coccodrillo, aeroplanini di carta, bruciature giganti di ferro da stiro, chitarre che volano) e decisamente simboliche; il ritmo serrato è ben sottolineato dai cambi di inquadratura e… Non perdetevi Orzabal che probabilmente rimane cieco dopo essersi beccato un aeroplanino in un occhio!
Tears For Fears - Pale shelter (1982)
How can I be sure ?
When your intrusion is my illusion
How can I be sure
When all the time you changed my mind
I asked for more and more
How can I be sure
When you don’t give me love
You gave me pale shelter
You don’t give me love
You give me cold hands
And I can’t operate on this failure
When all I want to be is
Completely in command
How can I be sure
For all you say you keep me waiting
How can I be sure
When all you do is see me through
I asked for more and more
How can I be sure
I’ve been here before
There is no why, no need to try
I thought you had it all
I’m calling you, I’m calling you
I ask for more and more
How can I be sure
a parte tempo, soldi e fatica. (anonimo - ma l’avrà pensato ogni uomo che è finora esistito)
Se vi trovate a dover entrare in una grande rotatoria seguita, poi, da una lunga salita, consiglio questo in sottofondo: