Thursday May 20th 2010, 6:49 pm
Filed under: • Gira la moda
Navigando nel sito della Paraphernalia ci si sente effettivamente pervasi da quella specie di nebbiolina pesante di acqua vecchia e smog che ha infestò Londra addirittura fin dal 1300.
Complice il colore predominante e l’ispirazione dichiaratamente vittoriana, qui si trovano gioielli (o oggetti? Gioietti?) particolari, per soggetto e materiale: vecchie - ormai antiche - stampe vengono scandagliate alla ricerca di dettaglî da isolare e stampare su sottili fogli di plastica acrilica traslucida per renderli protagonisti e portatori di un’emozione, un messaggio o un modo di essere.
Alcuni fanno principalmente sorridere, altri principalmente inquietano e la disponibilità dei soggetti è proporzionale alla carica ironica necessaria per indossarli.
Di seguito una selezione di mio gusto, ma ci sono molti altri soggetti in cui perdersi.
… quella del vero rocker, s’intende.
Lo stesso devono aver pensato alla Saatchi & Saatchi di fronte alla necessità di creare una campagna per la Dr. Martens.
Campagna rigettata dalla famosa casa scarpara, anche a causa delle rotture di scatole di quella gran lucidatrice di marciapied… cioè, anche a causa delle vivaci proteste di Courtney Love, la quale, quando non può rastrellare denari dalla morte del marito, inizia a gracchiar molesto.
A voi:
Interessante notare come nessuno dei personaggî di cui sopra, in vita, indossasse gli anfibî come tipico segno distintivo del proprio look (mi viene in mente solo Strummer - e Jones - in fase “Combat Rock)”.
Ma si sa, i morti non ricordano e soprattutto non chiedono…
Il mio penultimo intervento verteva sulla solenne menzogna dell’Arte.
E da lì, come sempre, ho cominciato a rigirarmi la questione, sezionandola e (ri)componendo i pezzi per vedere se potessero saltar fuori nuove connessioni.
l’Arte è menzogna, per il solo fatto che la Realtà è una sola - magari non necessariamente oggettiva, ma sicuramente unica - e mai essa potrà essere riprodotta nella sua interezza (sempre che interessi a qualcuno farlo…).
D’altronde, a cosa servirebbe essere Uomini, senza quella capacità di rielaborazione che i filtri dei sensi, attraverso i quali nuotiamo nella Vita, ci regalano in ogni istante che viviamo?
Ma la menzogna stessa è Arte; la menzogna, la finzione, l’Inganno e quindi la Maschera.
È per questo motivo che ritengo il trucco una vera Arte; nella mia personale visione delle cose, rappresenta quanto di meglio si possa avvicinare all’ideale di Arte nel suo senso più concettuale possibile, perché coinvolge il corpo umano, il segno ed i colori - anche se questi ultimi possono essere visti come “minore o maggiore densità di segno”, e quindi non hanno la medesima importanza, ma di questo se mai parlerò meglio in futuro.
È la finzione perfetta: una maschera che si modella sui tratti del corpo per nasconderli, modificarli o esaltarli; obbliga ad una doppia visione: la “tela” sulla quale si tratteggiano i segni combacia con il risultato finale della combinazione di tali segni, che però può essere diversissimo da essa. Un po’ come osservare uno stereogramma.
Kabuki è uno dei più fantasiosi nonché abili makeup artist.
Sebbene le sue creazioni oltrepassino spesso i limiti, il punto di partenza è sempre la struttura ossea della persona che ha sottomano: il suo gusto e l’estro del momento fanno il resto.
Pittore fin da bambino, mostra da subito un’attrazione per la fantasia oscura e la predilezione per le ombre della bellezza, piuttosto che per le sue luci.
In accordo con il mio pensiero, Kabuki ritiene che l’inquietudine mantenga alta la soglia dell’attenzione, che è esattamente ciò che serve per catturare l’osservatore e costringerlo a non distogliere lo sguardo da ciò che si è creato - poco importa se il fine sia vendere abiti o semplicemente coinvolgerlo in un esercizio di contemplazione.
Le immagini che seguono sono tratte dalla rivista “Paper”, settembre 2005, foto di Richard Burbridge.
Questa l’immagine di copertina:
Commistione Egitto-Africa-Metropolis:
I cristalli così disposti rappresentano l’energia del corpo che letteralmente “esplode” al di fuori. Kabuki si è ispirato ai solenni altari rococò, come questo del Karlskirche di Vienna:
(campagna Diesel “C’era una volta…”, ottobre 2007, presso laRinascente di piazza Duomo, Milano)
Postilla: potevano osare di più: per esempio, la mela che mangia Biancaneve, o Raperonzolo che strozza il principe con la sua treccia o il pisello che usa la principessa come materasso… E dire che fino a pochi giorni prima, nelle vetrine, campeggiavano deliziose scenette per il lancio di apertura del nuovo corner di Agent Provocateur: tutte un florilegio delle più eleganti nonché sfacciatamente dichiarate allusioni sessuali…
È ormai storia vecchia (un paio d’anni, e io ce l’avevo in serbo da uno - qui non si segue necessariamente la logica temporale), ma adesso che avete assimilato e metabolizzato l’insulsa logo-iniziativa di Trenitalia, sappiate che esistono in circolazione una trentina di esemplari di Nike come questa:
disegnata in una serata di baldoria artistico-creativa da un gruppo di amici che si sono ritrovati presso la boutique Nike “255″ (si chiama così).
Ora, a tutt’oggi non ci è ancora dato di conoscere i meccanismi per i quali il logo di Trenitalia sia potuto finire su una limited edition Dunk (il modello della scarpa), però a me qualche dubbio è venuto nel momento in cui ho letto che tale boutique è situata nella Manhattan’s Nolita, ovverosia nel NOrth LIttle ITAly, la parte nord del noto sobborgo Little Italy: che qualche creativo originario di casa nostra abbia pensato di fare lo splendido, adottando e facendo suo lo sconosciuto (oltreoceano) marchio dell’azienda statale per il trasporto su strada ferrata?
Ma è così cool !
Sulla maggior parte delle cose che mi piace riportare qui cerco di non esprimermi mai a fondo, per varie ragioni; preferisco maggiormente aspettare che qualcuno abbia qualcosa da dire in merito e poi, semmai, dire la mia in proposito.
Sarà così anche questa volta.
Parlo di moda, oggi.
Tralasciando i grandi quesiti dell’umanità sull’argomento, del tipo “Cosa mi metto, oggi?”, “Nero e marrone stonano poi così tanto insieme?” e altre amenità del genere, io mi chiedo: ci sono dei limiti? E quali sono?
Sappiamo tutti che è un ambito nel quale continuamente se ne pongono e sistematicamente si superano, riguardino essi forme, fogge, colori, materiali, impiego…
Lo stilista Jared Gold (del quale apprezzo lo stile) ne ha decisamente superato uno, o una decina tutti assieme.
Con questa b-roach, appunto:
La spilla consiste in uno scarafaggio gigante sibilante del Madagascar decorato con veri cristalli Swarovski e munito di una elegante catenina a mo’ di guinzaglio.
Il processo di decorazione avviene rigorosamente a mano: una ragazza si occupa della decorazione, attaccando con una tecnica segreta i cristalli e la spilla al dorso della dolce creatura, spilla dalla quale si diparte la catena che verrà anch’essa assicurata all’abito, per non “perdere mai di vista” il gioiello.
Perchè proprio uno “scarafaggio gigante sibilante del Madagascar”? Perchè è pulito (non come i suoi parenti prossimi nostrani), dal carattere docile, non si muove più di tanto e soprattutto pare essere quello con la corazza più resistente, e l’unico, quindi, a potersi permettere tale scintillante armatura.
Principalmente vengono decorati solo esemplari maschi e comunque solo quelli adulti, tutti accuditi con grande cura lungo l’intero processo; processo che non si conclude con la decorazione, ma che comprende anche l’eventuale spedizione agli acquirenti.
Questo esclusivo gioiello, ora non più disponibile nel negozio virtuale dello stilista (ma che presto pare tornerà operativo - almeno credo), era anche venduto online, al prezzo di $80 ($60 nei negozi): spedito ben protetto da carta, una volta a casa necessita di attenzione, ma non di particolari cure, infatti occorre solo provvederlo di una costante fonte d’acqua (uno strato di carta assorbente imbevuta), frutta fresca (pezzetti di mela e banana) e una gabbietta riscaldata (la temperatura media del Madagascar si aggira intorno ai 27-30° C).
Vive per circa un annetto e può essere indossato tranquillamente per tutto il giorno, non si muoverà troppo e al massimo sibilerà qualcosina di tanto in tanto, quando lo riterrà opportuno.
Dal canto mio, posto che non lo sfoggerei MAI, se non altro per entomofobia, l’idea mi ha affascinato: anche se la trovo eticamente scorretta, anche se non sono animalista nel senso più eccessivo del termine.
Come quasi sempre accade quando si va oltre, quando si compie un’azione di rottura, specie in un contesto apparentemente effimero e leggero come questo, le reazioni sono estreme e contraddittorie: grida di giubilo o forte contestazione.
Sulle prime non ho testimonianze dirette, sulla seconda sì, concretizzata in un sito anche molto ironico e corredato di foto dell’oggetto in questione (alla voce “Gallery“) con tutti i dettagli ben documentati.
Persiste un dubbio: si potevano scegliere i colori e la disposizione dei cristalli?