~ Al felice genio dell'avvenire dedico questi accenni di antesignano, questi conati di liberazione. ~



Senza titolo, maggio 2009
Tuesday May 26th 2009, 2:22 pm
Filed under: • Belle arti, • Personal works





L’arte del riciclo
Tuesday May 05th 2009, 11:26 am
Filed under: • Belle arti

Repubblica ricicla il Corriere.

Niente di che, ma ci ho pensato un po’, e non ho capito perché e come mai proprio questa scelta.




Il contenitore perfetto
Wednesday January 21st 2009, 4:06 pm
Filed under: • Dal cucchiaio alla città, • Foto, • Belle arti

S’intende quello per alcune delle più belle opere d’arte al mondo: l’Alte Pinakothek di Monaco è un degno esempio di architettura museale grandiosa, ma non invasiva, che custodisce il suo patrimonio proteggendolo e nel contempo rivelandone all’esterno l’assoluta magnificenza.
Saloni, scale, passaggî, luce, un fondo uniforme e sobrio.





Ottobre
Wednesday October 01st 2008, 10:30 pm
Filed under: • Belle arti


Dal Ciclo dei Mesi, dipinto da Maestro Wenceslao di Boemia nei primissimi anni del ‘400, nella Torre dell’Aquila del Castello del Buonconsiglio, a Trento.
Come nel celebre Libro d’Ore, ogni mese dell’anno è illustrato nelle sue caratteristiche naturali e sociali più tipiche, accostando la vita dei nobili con quella dei ceti più bassi.




Culle (preziose)
Sunday June 01st 2008, 10:57 pm
Filed under: • Dal cucchiaio alla città, • Belle arti

Sono quelle che si costruiscono, allo stato larvale, alcune specie di Tricotteri.
Per crescere, e per proteggere il ventre non ancora cheratinizzato, provvedono ad avvolgersi in un astuccio che formano esse stesse da sole, man mano, scegliendo piccoli elementi naturali - granelli di sabbia, piccole pietre, etc. - che legano insieme con un filo di seta appiccicosa prodotta da una ghiandola.

Ma è facile notare come queste foto mostrino culle piuttosto inusuali.


Hubert Duprat, un artista francese, ha posto queste larve in un acquario ed ha fornito loro i materiali per la costruzione degli astucci: piccole pastiglie d’oro a 22 carati, perle, opali, turchesi, minuscoli frammenti di pietre preziose.

Il risultato è stupefacente, non solo per la bellezza dell’accostamento di così tanti piccoli gioielli, ma anche per l’apparente capacità degli insetti di saper comporre questi oggetti come se seguissero consapevolmente precisi canoni di piacevolezza estetica.




Qui è possibile visionare un breve filmato di una larva in azione: inizialmente cerca l’elemento più adatto da posizionare, frugando nel mucchio di pastiglie e baguettes dorate, poi, una volta individuato, lo maneggia con attenzione tra le zampe, per saggiarne il peso e le dimensioni, quindi lo applica con maestria.

Parlare di sensibilità artistica degli insetti o, più in generale, degli animali, è probabilmente inopportuno, non tanto per il fatto che questi abbiano, in diversa misura, capacità analitiche inferiori a quelle umane, quanto perché, nel caso da me esposto, la scelta dei materiali avviene per ragioni opportunistiche, ovvero l’elemento (granello, frammento di conchiglia) viene considerato come il migliore, in quel preciso momento, per comporre il fodero.
Cercare la miglior congiunzione tra le parti, usando un sottilissimo filo di seta, mi appare più come un magnifico esercizio di ingegneria, che non un atto creativo.

Ma sappiamo i loro sensi, e la loro percezione del mondo, essere molto diversi dai nostri, per ovvie ragioni biologiche.
A partire dai colori, essi vivono in un mondo che non riconosceremmo, se potessimo vederlo già solo con i loro occhî.
Eppure, nonostante la loro inconsapevolezza dello scintillìo dell’oro o della superba ricchezza cromatica di una pietra di luna, riescono a regalarci insiemi dall’equilibrio formale decisamente gradevole e dal gusto compositivo degno delle migliori creazioni Art Deco (corrente che apprezzo in modo particolare da sempre), alle quali paiono ispirarsi:










Maggio
Monday May 19th 2008, 4:33 am
Filed under: • Belle arti


Dal Ciclo dei Mesi, dipinto da Maestro Wenceslao di Boemia nei primissimi anni del ‘400, nella Torre dell’Aquila del Castello del Buonconsiglio, a Trento.
Come nel celebre Libro d’Ore, ogni mese dell’anno è illustrato nelle sue caratteristiche naturali e sociali più tipiche, accostando la vita dei nobili con quella dei ceti più bassi.




Facce ovunque
Tuesday April 01st 2008, 10:37 pm
Filed under: • Foto, • Belle arti, • Animation art

Il gioco è istintivo per natura, ma il riconoscere ed isolare una faccia dal contesto in cui si trova vuole spesso un occhio attento e allenato, nonché una buona dose di fanciullesca immaginazione e una certa attitudine, perché no, a sapersi perdere nelle cose di tutti i giorni, per scoprire che anch’esse ci guardano e ci scrutano, si emozionano e vivono alla stessa nostra maniera.
Faces in places ne raccoglie un bel po’:












SOLTANTO PUBBLICITÀ?
Tuesday January 22nd 2008, 10:01 pm
Filed under: • Belle arti, • Commercial channel





No!




Favole di morte
Monday January 21st 2008, 4:52 am
Filed under: • Foto, • Belle arti

Penso siano quelle che, in natura, accadono di continuo, secondo dopo secondo, senza che neanche ce ne accorgiamo. Sia a causa della nostra congenita indifferenza verso ciò che non ci riguarda direttamente, sia per quella capacità della ragione che vuole rivestire la Vita con un manto speciale, dandole un’apparenza magnifica ed un significato quasi al di fuori della nostra portata.

Cosa che, ovviamente, non è affatto vera: la nostra esistenza non è per nulla differente da quella di ogni altro minuscolo essere vivente, tant’è che la capacità dell’uomo di discernere il mondo non ha mai annullato né nascosto la sua reale natura, tesa all’abuso dell’ambiente in nome della sopravvivenza; ciò che ci rende autodistruttivi, a differenza degli animali, è, appunto, il voler penetrare le cose, il volerle smontare, il non accontentarsi.

Le favole di Tessa Farmer ci raccontano proprio questo aspetto dell’esistenza, attraverso delle rappresentazioni fantastiche e mostruose (nel significato originario della parola latina monstrum di “cosa straordinaria”, “fuori del comune”), che rimandano direttamente alle originarie fiabe dell’epoca vittoriana, quando queste non avevano tema di raccontare anche la morte, e ben prima che la loro “disneyficazione” le rendesse innocue e piene di astratti buoni sentimenti (e liete conclusioni).

Protagoniste dei suoi visionarî racconti sono delle minuscole creature, spesso identificate come “fate” per il solo fatto di possedere un paio di ali cristalline. Con il tipico aspetto leggiadro delle fate comunemente conosciuto, però, queste creature hanno poco da spartire, dato che sono in realtà ben più assimilabili alle anziane Moire della mitologia greca, ossia l’equivalente delle Parche latine.
L’artista le assembla partendo da minuscoli elementi naturali, siano essi vegetali o animali, che raccoglie vagando per boschi: ecco allora rami e rametti di qualunque foggia, ali di insetti, ossa, radici…
Generalmente sono in scala così ridotta che per osservarle al meglio (ed anche per comporle) si ha bisogno di una lente di ingrandimento.

Queste “fate” figurano sempre in atteggiamenti ed azioni di dominio verso il mondo naturale dal quale esse stesse provengono: è fondamentale sottolinearlo, perché l’artista in realtà utilizza una controfigura mitica per rappresentare l’uomo, da sempre combattuto sul ruolo da assegnarsi rispetto a tutti gli esseri viventi.

Il primo gruppo di foto illustra l’installazione chiamata “Swarm”, del 2003-2004. Le “fate” attaccano diversi insetti, ora circondandoli, ora torturandoli, ora deridendoli. In effetti, è proprio in questo che riconosciamo l’essenza umana del loro disumano comportamento (mi si perdoni il gioco di parole): a volte sembrano divertirsi sulla sofferenza delle creature che esse decidono di prendere di mira, come fossero bambini crudeli e dispettosi.

Vista d’insieme:


In questo dettaglio, un povero ragno si contorce impotente sotto l’assalto di tre “fatine”. Nonostante la mia folle repulsione verso tali bestiole, non posso che provare compassione per lui.


Questa libellula sembra accettare passivamente lo scherno delle quattro fatine che la cavalcano.







Qui hanno strappato una delle lunghe zampe di una specie di zanzara.



Quest’altra installazione è invece chiamata “Nymphidia”, del 2005 - dal nome di un componimento poetico sulle fate dell’inglese Michael Drayton, del 1627 (*) - e mostra l’attacco verso un alveare. La scena è di una crudezza impressionante: una fata ha già decapitato una sua avversaria e, montandole sopra, usa uno degli uncini o il pungiglione come arma mortale verso la prossima vittima.
Questa scenetta non è per niente dissimile, in quanto a violenza, da quelle immortalate costantemente in qualsiasi conflitto ora in corso nel mondo, e mi colpisce non poco la potenza espressiva di queste creature: aiutata dalla mia mente, che tende per natura a ricercare fattezze “umane” ed espressioni, posso scorgere benissimo il ghigno della fata, impegnata nello sforzo di uccidere l’ape.


La fata esibisce vittoriosa il suo macabro trofeo.


“The Terror”, 2006: le fate hanno anche mezzi speciali di assalto, come questa “snakeship” composta da uno scheletro di serpente combinato con quello di un coniglio, ali di insetti e varî bozzoli.



“Little savages”: attorno a questa volpe (imbalsamata), vittima inerme delle torture delle fate, si sviluppa un ricchissimo scenario di piccoli e grandi delitti e cattiverie. Dalle stesse parole dell’artista, «il loro ultimo scopo è attaccare l’uomo, e con la volpe stanno solo facendo pratica».
Per esse, la volpe è una controfigura dell’uomo, mentre per l’osservatore l’uomo è in ognuna di quelle piccole e ciniche fatine.



Un aculeo di porcospino si rivela un perfetto giavellotto.


(*) Di questo poema, mi ha colpito questo estratto, che ben si adatta all’operato della Farmer e che l’ha forse in qualche modo ispirata:

(…)

The walls of spiders’ legs are made,
Well mortised and finely laid;
He was the master of his trade
It curiously builded;
The windows of the eyes of cats,
And for the roof, instead of slats,
Is covered with the skins of bats,
With moonshine that are gilded.

(…)




.
Sunday January 06th 2008, 7:11 pm
Filed under: • Belle arti


da “Zio Paperone e i miliardari in vacanza”, Topolino n. 1588 del 4 maggio 1986, testo e disegni di Giorgio Cavazzano