Non sono al corrente di quante volte se ne sia parlato negli ultimissimi anni, ma sicuramente non è la prima: la famigerata Legge Sulla Musica (già solo il nome ha un che di stridente).
Tale Legge vorrebbe essere, nelle intenzioni, una valida proposta di regolamentazione di un ambito che sempre più, a mio modo di vedere, assomiglia a quello sportivo, dove cioè le capacità personali sono spesso soffocate e costrette da codici scritti (e non scritti) e assurde limitazioni di ordine economico dettate dal business.
Di che si tratta? È presto detto: una serie di associazioni, guidate dal consorzio di etichette indipendenti AudioCoop, ha sottoscritto e sta cercando di far sottoscrivere al maggior numero di soggetti (altre associazioni, etichette discografiche, singoli artisti…) questa proposta di una Legge Sulla Musica, vale a dire una serie di punti riguardanti il mercato della musica (italiano).
Che ci sia il bisogno di regole, è ormai assodato.
Posto che il gusto musicale del pubblico e le “capacità” di molti “artisti” costituiscono un mistero a sè stante, tutto il resto è piuttosto marcio e andrebbe effettivamente definito, nel nome della chiarezza e della cultura.
Questi i punti proposti, sui quali esprimo delle perplessità:
• la riduzione dell’Iva sui prodotti musicali al 4% per dare pari dignità culturale tra musica ed editoria;
Ok; ma dove la mettiamo la pari dignità (economica) tra gli artisti? E dov’è la proposta di stabilire prezzi onesti per le varie categorie di album? O vogliamo continuare a far pagare 18 euro cd strafamosi di 10-15 anni fa?
Senza contare che il guadagno sui cosiddetti “prodotti musicali” è per una scandalosa percentuale a favore delle case discografiche, altrimenti dette major, quindi un provvedimento del genere non credo influirebbe molto sul costo del CD.
• l’inserimento di incentivi e quote per i grandi network radio e tv affinché la nuova produzione musicale italiana e gli esordienti possano trovare spazio sui canali di diffusione più importanti, come è accaduto in Francia;
Cioè, diamo più soldi ad MTV così gli SpaCCaNoia (simbolico gruppo esordiente di garage-punk) possono entrare nella rotazione di Superock o Brand:new? Logico.
• il sostegno pubblico ai festival pop rock e ai circuiti live più importanti in Italia - non decisivo, ma importante come segnale - e agli esordi discografici per parificare tali produzioni con le altre produzioni culturali riconosciute dal FUS;
Il FUS è, per chi non ne è al corrente, il Fondo Unico dello Spettacolo, vale a dire una risorsa economica garantita dallo stato a favore di iniziative in campo cinematografico, teatrale, della danza, circense, etc.
Come ogni “impresa statale” che si rispetti, soprattutto se di stampo “effimero”, ha subito e subisce continuamente tagli; ora, in un panorama desolante come questo, come si può sperare che vengano erogati più soldi «ai festival pop rock» e «ai circuiti live più importanti in Italia»?
• un coordinamento e un’incentivazione del settore pubblico, degli organismi istituzionali della musica e del settore privato a promuovere la nostra musica all’estero e nel nostro paese in tutte le forme;
Aria fritta?
• facilitazioni con sgravi fiscali per la digitalizzazione dei brani, compreso il grande archivio di musica italiana, e incentivazioni per i nuovi mezzi di diffusione come la banda larga, le web radio, i canali satellitari, le tv di strada, le tv on line, i podcast, le radio comunitarie che sono tra i canali più interessati a promuovere la nuova musica italiana;
Web radio, tv di strada, i podcast sono tutte iniziative che VOGLIONO distaccarsi dalla grande scena, per proporrre autonomamente i contenuti in una nuova forma molto più diretta e godibile.
Ma le paroline magiche, in questo punto della Legge, sono le «facilitazioni con sgravi fiscali per la digitalizzazione dei brani»: cosa si intenderà, nei dettagli? Sinceramente non ho capito se si riferisce alla digitalizzazione da parte dei privati.
Forse ci rientra il piccolo dettaglio del diritto alla copia privata dei CD che ognuno di noi acquista?
• realizzazione di un grande portale di musica italiana che sia segno della nostra cultura musicale nel mondo - al pari dei giacimenti culturali e turistici;
Cioè?
• l’insegnamento nelle scuole della musica e dei suoi strumenti come elemento fondamentale del curriculum formativo di uno studente in tutto il suo percorso scolastico e una maggiore interazione con il mondo e gli spazi delle scuole medie superiori e universitarie e dei conservatori, che possono diventare luoghi di grande interattività per la fruizione di musica;
La vedo dura. E, al momento, a dirla tutta, neanche così necessaria.
• infine, occorre un dialogo costante per tutti i possibili miglioramenti a favore dello sviluppo della musica con Siae, Imaie, Enpals ed altre istituzioni, senza dimenticare la necessità di attivare altri indici di gradimento a favore della nuova musica italiana oltre a quelli che già monitorano il mercato;
Già solo per questa voce ci vorrebbe una manovra a parte. La Siae è lo squalo di tutto l’acquario. Che dialogo può esserci tra il cittadino e un’istituzione che applica tasse antipirateria sui supporti vergini, al fine di prevenire copie illecite? Una sorta di abuso d’ufficio, perfettamente legalizzato e senza nessuna ragion d’essere.
Il problema della Musica, in Italia, però, non è solo di natura normativa; una volta c’erano trasmissioni come Popcorn, Disco Ring, Superclassifica Show, Deejay Television, e c’era Videomusic, poi soppiantata da quella ciofeca di MTV Italia. E questi sono solo i nomi più celebri.
Ma oggi? Ci sono trasmissioni simili? Mi pare proprio di no.
Gessetti e matite acquerellabili.
Distanza reale tra gli occhi (prendendo come riferimento i riflessi centrali): 5,3 cm.
Per una migliore visione, socchiudere gli occhi (o non mettere a fuoco).
No, non è il solito post intimista che ogni tanto fa capolino anche nel blog meno personal e più asettico che esista.
Il titolo fa riferimento ad una delle voci presenti nel profilo di ogni utente iscritto a Splinder, la nota piattaforma per blog alla quale mi sono sempre ben guardata dall’appartenervi, salvo poi miseramente capitolare per colpa sua. Vabbeh, non sarà la fine del mondo.
Siccome è pochi giorni che sono iscritta, mi capita di navigare per il sito per curiosare, soprattutto nella sezione “Utenti on-line”. Questa è organizzata come un lungo elenco di iscritti, per i quali in primo piano campeggia l’avatar e, accanto, ciò che ognuno sceglie di scrivere per presentarsi (appunto, alla voce «Chi sono:»).
Scorrendo questo elenco, ho notato frasi e idee ricorrenti. Mi spiego.
La maggior parte delle persone sceglie di rispondere alla domanda «Chi sono:» con un «Saperlo!» e tutte le varianti del caso, «Se lo sapessi…», «Devo ancora scoprirlo», «Non lo so ancora», «Non lo so più», «Non saprei, dite/fate voi», e l’inevitabile «Bella domanda!». Quanta ignoranza, mi vien da dire.
Ma davvero tutte queste persone (e sono tante) non sanno assolutamente come raccontare sè stesse? O è solo un finto disincanto pseudoRomantico per distinguersi nell’era elettronica? Ma come ci si fa a distinguere se tutti scrivono le stesse cose?
O vorrebbe essere un modo per attirare attenzione su di sè, per invogliare la lettura? Alcuni magari hanno pensato così: effettivamente, in una libreria, in mezzo a tutti gli altri, un libro senza copertina o con la copertina bianca sarebbe curioso, ma quando ce ne sono tanti, troppi così, passa la voglia di stare lì ad aprirli uno per uno per vedere cosa c’è scritto dentro. Almeno, per me è così.
Tra l’altro, ho notato che questa tendenza è più o meno equivalente nei due sessi e la si riscontra principalmente in un’età che va dai 20 ai 30 anni (e anche qualcosa di più). I “mezzi-giovani” di oggi hanno le idee così confuse?
Non tutti, anzi.
Un’altra cospicua rappresentanza è quella dei «Sono come sono» (c’è anche la versione à la Bluvertigo «Sono=sono»), seguita dal «Io sono io» (o «Sono io»), «Sono me stesso/a» e il laconico «Io». Finalmente qualcuno con le idee chiare! Sì, ma… quali idee? Bisogna comunque entrare nel blog per scoprirle un po’, queste idee; ma così siamo al punto di partenza. È la stessa storia di prima, per quanto mi riguarda, non ci sono stimoli alla lettura, non ci sono particolari indicazioni.
Un’importante sub-categoria è quella del (sintetizzato) «Non bastano poche righe per descrivermi», «C’è -(o «ci sarebbe»)- troppo da dire», con la varianti del «Sono una persona complicata», «Sono tante cose», «Sono un misto di…», «Sono tante contraddizioni» e via così. Gente complessa, ma anche in questo caso, indecisa. Tutti siamo un po’ tutto, suvvia, un po’ più di sforzo!
Menzione speciale per la categoria “confusi”: l’immarcescibile e sempre valido «Uno, nessuno e centomila» in, appunto, centomila varianti.
Però, devo notare che c’è una certa prevalenza femminile nelle persone che si definiscono come un universo variegato, ovviamente non è un caso.
Come pure sono per la maggior parte donne quelle che, alla voce «Chi sono:» rispondono con un umile «Una delle tante», «Non ha importanza», «Una ragazza/donna come tante», «Niente di speciale». Uhh, che mestizia.
L’uomo che risponde così, invece, dà più l’impressione del “lupo solitario”, con espressioni più strong e granitiche del tipo «NON SONO NESSUNO».
Ulteriori varianti (concetti sintetizzati): «Striscio nell’ombra», «Guardo in silenzio», «Vado dritto per la mia strada» (e qui quasi mai sanno quale sia, questa strada), fino ai rabbiosi «Non scrivo qui chi sono, leggetevi il blog», «Se volete saperlo, leggetemi», e anche dei confortanti «Un povero scemo», «Un imbecille», «Uno sfigato», «Un fantasma»…
Insomma, Splinder è piena di reietti, volontari o no, anime combattute che preferiscono viaggiare da sole, ma che ci tengono a farlo sapere. La cosa è concettualmente un ossimoro, mi sembra…
Tante, tantissime, poi, le donne-panterone, ammaliatrici, dark, dai nomi improbabili o impronunciabili; e tanti gli under 20 (ho intravisto anche una dodicenne), le cui descrizioni, soprattutto quelle maschili, sono spesso molto tenere e semplici (mi sarei aspettata il contrario); le 13/14/15/16enni sono perlopiù «isteriche, pazze/matte scatenate, strane, timide ma str*nze, dolci ma testarde, carine» e se sono punkettone, sono ovviamente arrabbiate con tutto l’universo conosciuto («ka**o!»).
Ma perchè ho scritto tutto ’sto papiro?
Perchè mi ha incuriosito vedere così tanta gente insieme e così tanti elementi ricorrenti, pensavo ad una realtà più frammentata: il blog è interamente dipendente da chi lo gestisce e, specialmente se di stampo personale, totalmente libero da schemi prefissati.
Insomma, la domanda alla fine è: ma siete davvero così simili fra di voi?
Cronache locali.
Molto belle queste giornate: il venticello che soffia da un po’ rende la luce vivida, i riflessi netti, i colori sgargianti; le foglie sono più verdi e i fiori sono più rossi (vermiglio), rosa (carminio), gialli (cadmio).
E anche un piccolo tricolore di plastica trasparente volteggia leggero e si fa notare, luccicando, sull’azzurro di sfondo.
… e non solo i Vangeli, visto che in The Brick Testament vengono illustrate le storie anche dell’Antico Testamento.
Uno straordinario lavoro che non è solo mera ricostruzione: l’autore, il Reverendo Brendan Powell Smith (che NON è un vero reverendo, come si evince dalle FAQ), si è dedicato anche ad un’accurata opera di reinterpretazione delle Sacre Scritture, basandosi sulla loro più diffusa versione, quella cioè denominata Bibbia di Gerusalemme; questo per evitare problemi di copyright (verso chi? Dio? X-D).
Consiglio di piazzarvelo nei Preferiti, perchè le storie sono tante e soprattutto coinvolgenti, se ne iniziate una poi è difficile fermarsi. Ho apprezzato particolarmente l’accuratezza degli scenari, dei paesaggi, delle architetture e l’ironia di certi dettagli, come anche le espressioni dei protagonisti, alcune rimaneggiate a mezzo marker (ma proprio poche, eh…).
Geniale.
Essendo che il Reverendo poco gradisce la pubblicazione della sua opera su siti dei quali non ha «diretto controllo» e consentendo egli solo l’esposizione di thumbnails, io BARO dichiaratamente all’italiana maniera e faccio una via di mezzo, cioè posto un’immagine un “po’ più grande” di una thumbnail e poco più piccola dell’originale, giusto per mostrarvi un’anteprima dell’ottima qualità di questo lavoro:
La scena è quella di Adamo posto nel Giardino dell’Eden; ho scelto questa immagine perchè sia beneaugurante per tutti: un modo così ricco e colorato, con quella luce così vivida, non sarebbe poi così male.
Ovviamente è stato il delirio, ma dedico questa vittoria al povero giornalista di questa “Band Sports” (che a quanto ho potuto capire, è una tv online brasiliana, anche se l’unico riferimento che ho trovato su internet non mi funziona :-/) che ad ogni misero tentativo di realizzare un servizio veniva puntualmente sommerso da tifosi in stato incontrollabile:
P.S.: a piazza Duomo c’erano più sudamericani a tifare Italia (e si vede anche dalle foto) che italiani/milanesi “veri” in generale: ma quanti sono? o.O