~ Al felice genio dell'avvenire dedico questi accenni di antesignano, questi conati di liberazione. ~



Dopo una giornata di tempesta
Tuesday August 29th 2006, 1:50 am
Filed under: • Troppo vago per essere categorizzato, • Foto, • Still life

09-08-2006, h. 03:00 circa

Chi ha detto che l’arcobaleno si può vederlo solo di giorno?




Le Madonne dormienti
Sunday August 20th 2006, 2:11 am
Filed under: • Belle arti

… o, per essere esatti, sdraiate. Di cosa vi sto parlando?
Di due statue lignee di eccezionale rarità, conservate in due paesi abruzzesi entrambi ai piedi del massiccio del Gran Sasso, ma su opposti versanti.
Nel resto d’Italia esistono solo altri due esemplari simili, uno nella basilica di San Nicola a Tolentino e l’altro nel Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli.
Ma come ci è venuto in mente di infrangere la tipica iconografia della Madonna seduta con il figlio in grembo, scolpendola invece in posizione sdraiata e da sola?

La prima, realizzata nel Trecento, si trova ad Assergi, una frazione in provincia dell’Aquila, nella chiesa di Santa Maria Assunta; inizialmente scambiata per la raffigurazione di Santa Elisabetta d’Ungheria, rappresenta invece la Madonna partoriente: ma non è un’opera dedicata al culto, bensì ad una sorta di rappresentazione teatrale drammatico-religiosa, detta “lauda drammatica”, la quale intendeva rievocare, tra gli altri, i momenti salienti della vita di Gesù.
Ma tale racconto, oltre agli attori (e a volte anche le donne), era affidato anche alla scenografia, composta per l’appunto da un vero palcoscenico con tutti i personaggi della tradizione presenti sullo sfondo: nel nostro caso, la Madonna ritratta mentre partorisce Gesù, San Giuseppe, gli animali, i Magi, etc. Infatti, la statua conservata a Tolentino ha ancora accanto quella di Giuseppe e di Gesù bambino.
È un’anticipazione, se vogliamo, di quel presepe che nella prima metà del Duecento San Francesco realizzerà a Greccio e che verrà più tardi ufficializzato dal papa come ideale rappresentazione della Natività.

La seconda statua, si presume quattrocentesca, si trova anch’essa in una chiesa denominata Santa Maria Assunta, anche se il suo nome popolare è di Santa Sinforosa. Il paese è Tossicia, sempre provincia dell’Aquila. Fu trafugata nel 1978, ma poi successivamente recuperata dalla Cassa di Risparmio di Teramo grazie al riconoscimento dell’opera da parte di una signora originaria del paese, che la vide esposta tra gli arredi di un collezionista britannico durante una trasmissione televisiva, e quindi donata definitivamente alla parrocchia di origine.

Lo “stacco temporale” di un secolo è ben evidente tra le due statue: da notare la fissità dello sguardo e dell’atteggiamento della prima, in contrasto con la naturalezza della seconda.

La Madonna di Assergi è equilibrata, razionale, senza emozioni, lo sguardo rassicurante, ma freddo e assente (sembra guardare un punto all’infinito, davanti a sè). Le labbra serrate accennano ad un compassato sorriso, le sopracciglia arcuate e sottili (come dettava la “moda” di allora) delineano un’espressione altera, ferma e decisa.

La Madonna di Tossicia, invece, è del tutto diversa; innanzitutto, la tecnica scultorea è molto più raffinata: purtroppo, non possiedo ulteriori informazioni a riguardo, ma dalla foto del primo piano deduco che gli occhi sono stati realizzati a parte, forse con una pasta vitrea e/o diverse pietre dure e inseriti successivamente nelle orbite lasciate vuote della testa. Questa tecnica permette di ottenere una straordinaria naturalezza espressiva e di cogliere, seppure nei limiti della materia, quella profondità dello sguardo che ci fa meravigliare di tali opere.

Curiosamente, nonostante la maggiore accuratezza nella resa dei dettagli della seconda statua e una più evidente raffinatezza tecnica, essa sembra raffigurare una donna del popolo, più comune, più vicina al pubblico che seguiva queste rappresentazioni. La mano sinistra trattiene dolcemente il mantello, sembra un tenero gesto di pudore dopo lo sconvolgimento del parto. Il volto è più tondo, il collo pesante, i capelli scuri e, dettaglio significativo, questa Madonna è senza corona.
La statua di Assergi, al contrario, mostra tutta la sua sacralità, è un essere sovrannaturale, sebbene sia colta nel momento più intimo della vita di una donna. È una regina in tutto e per tutto, dalla corona agli abiti alle scarpe. Le dita della mano sinistra ferme in un gesto di fredda benedizione.

Entrambe queste statue, però, sono estremamente comunicative, anche se in due sensi opposti: ricordo che erano la particolare espressione di un sincero e profondo senso religioso che proveniva direttamente dal popolo, in una delicata fase (una delle tante, in verità) di desiderio di rinnovamento della Chiesa, protagonista allora di una grave crisi (il Trecento è il secolo della “Cattività avignonese”, del doppio papato, etc…).

(per le immagini, grazie a “Meraviglie sconosciute d’Abruzzo - 11. I tesori della storia“, Carsa Edizioni)




Schizzo, 29-04-1997
Sunday August 13th 2006, 1:59 am
Filed under: • Belle arti, • Personal works


Tutti in Spagna, quest’estate?
(grandezza naturale, manco a farlo apposta.)




Nefoterapia
Tuesday August 08th 2006, 8:30 pm
Filed under: • Troppo vago per essere categorizzato, • Foto, • Still life


Laggiù, anche se non è ben visibile, c’è il mare.




Sesto appuntamento
Sunday August 06th 2006, 2:01 am
Filed under: • Music videos on the blog

Ci volevano proprio un po’ di note in questo stellato deserto di immagini e parole, no?

E siccome il deserto, per quanto riguarda la temperatura, è anche lì fuori, da voi, nessuna occasione potrebbe essere migliore per “entrare” letteralmente nel videoclip di questo appuntamento.
Un brano che amo molto: per l’autore, per l’atmosfera, per l’energia.
Il brano: «Raoul and the Kings of Spain». L’autore: Tears for Fears (o per meglio dire, una metà, Roland Orzabal). L’atmosfera: la vecchia Spagna.
(sono cosciente del fatto che dire «vecchia Spagna» non ha molto senso, un po’ come sarebbe per l’espressione “vecchia Italia”: la Spagna è un mosaico di regioni, ognuna con una propria storia, con i propri personaggi, con un proprio dialetto/lingua.)

L’album omonimo in cui è contenuto questo brano, pubblicato nel 1995, è un’opera molto introspettiva, come conferma lo stesso autore: “Raoul” è il nome con il quale il piccolo Roland è stato chiamato per le prime due settimane di vita, e anche il nome di un suo figlio.
Il «settimo figlio del settimo figlio» rompe le catene e arriva alla «vittoria»: forse Roland intende dirci che ha superato le sue angosce di ragazzo dall’infanzia difficile? Forse sono proprio i suoi figli la vittoria cui si riferisce?

Orzabal scava nelle sue origini; anche se inglese di nascita, Roland Jaime Orzabal de la Quintana ha genitori francesi e inglesi, con radici argentine e basche, un miscuglio meraviglioso che dà origine a brani intensissimi, non solo nelle liriche, ma anche nelle melodie; in effetti, questa canzone ha l’usuale “marchio” epico dei grandi brani dei Tears For Fears, senza però risultare pesante.
Il climax cresce sempre di più, fino alle bellissime ripetizioni del refrain principale che a me personalmente mettono i brividi.

Roland Orzabal visivamente ci racconta la sua Spagna in modo piuttosto convenzionale, oserei dire: a partire dalla tavolozza di fuoco dei colori, non mancano larghe camicie seicentesche, un’ambientazione fastosa, un piccolo aspirante torero, palmizi, croci, accenti moreschi e tanto, tanto oro.
Purtroppo non sono riuscita a scoprire il luogo dove è stato girato il video (se qualcuno ne fosse a conoscenza, me lo faccia sapere), ed è un peccato, perchè è veramente affascinante: il cortile interno di un castello? Di una parte di un castello? E quanto è bella quella scala così stretta e ripida?
Voglio sottolineare anche la bellezza androgina della bassista Gail Ann Dorsey, prima in una sgargiante camicia color del sangue, con balze e ruches, poi in un sontuoso abito fiammeggiante di riflessi, mentre corre nel sole e scompare nel portico del misterioso edificio.
I brividi hanno il loro picco nel lancio nel vuoto della cappa rossa da parte del bambino: ne seguiamo la caduta, ma non vediamo dove essa si accascia.

Chiudete gli occhi (magari al secondo riascolto, sennò io che ci sto a fare? ;>) e volate anche voi.


Tears For Fears - Raoul And The Kings Of Spain (1995)

When the seventh son of the seventh son
Comes along and breaks the chain
Raoul, Raoul, Raoul and the kings of Spain
Making it plain, making it sane
To turn this loss into a gain

Raoul, Raoul, Raoul and the kings of Spain
Raoul, Raoul, Raoul and the kings of Spain

Did you know your father was an island
Did you know your mother was the sea
Can we ever hope to seek asylum
From the bounds of fate and family

When the seventh son of the seventh son
Comes along and breaks the chain
Raoul, Raoul, Raoul and the kings of Spain
Making it plain, making it sane
To turn this loss into a gain

Raoul, Raoul, Raoul and the kings of Spain
Raoul, Raoul, Raoul and the kings of Spain

Did you know all mothers come from heaven
Did you know all fathers come from hell
That is why they’re at sixes and sevens
That is why their marriage isn’t well (not well)

When the seventh son of the seventh son
Comes along and breaks the chain
Raoul, Raoul, Raoul and the kings of Spain
Making it plain, making it sane
To turn this loss into a gain

Raoul, Raoul, Raoul and the kings of Spain
Raoul, Raoul, Raoul and the kings of Spain

The kings of Spain, the kings of Spain
The kings of Spain, the kings of Spain
The kings of Spain, the kings of Spain
The kings of Spain, the kings of Spain
The kings of Spain

Raoul




Elioterapia
Friday August 04th 2006, 11:40 am
Filed under: • Troppo vago per essere categorizzato, • Foto, • Still life


Aria fresca, cielo limpido e completamente terso, e questa notte c’è voluto il piumone. Strani scherzi del tempo.

Non è sempre buio, qui :>




Anonimo (graffitaro) veronese, «Ciclope», agosto 2006
Friday August 04th 2006, 2:38 am
Filed under: • MANIFESTO, • Foto, • Belle arti, • Still life


Il titolo del disegno è opera mia: non si offenda l’autore se inciampa qui e non si trova d’accordo con la sottoscritta, è solo una personale interpretazione.

Voglio eleggere questa creatura a nume tutelare del blog: in un luogo dove la vista è fondamentale, dove viene esaltata la visione in tutte le sue forme, dove ogni aspetto visivo della vita viene preso in considerazione, non può mancare un Occhio supremo che ci simbolizza e ci unisce; esso non è affatto passivo, perchè ha braccia e gambe e mani e piedi, e agisce, può muoversi, può realizzare qualcosa.
L’occhio guida le sue azioni.