Vaccheroba!
Milano come Bombay? Sì, ma solo fino al 17 giugno.
La sostanza della manifestazione (itinerante per le maggiori capitali del mondo dal 1998): si prendono cento mucche in vetroresina a dimensioni reali e le si distribuiscono ad altrettanti artisti (e sponsor) et voilà, l’arte contemporanea si fa strada tra la gente.
Qualcuno s’è impegnato poco:
La vera Centrale del Latte:
Quella vaccata di Windows:
Sul sito, disponibile anche la mappa con dislocazione ed identificazione di ogni opera.
Jean Delville, «Trésors de Satan», 1895, Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles.
Proprio vero che il diavolo non è così brutto come lo si dipinge. Specie se lo si dipinge come fece Jean Delville, pittore simbolista belga.
Questo non è il Satana del Cattolicesimo, non atterrisce, ma affascina: la capigliatura a guisa di fiamme, il corpo scultoreo, le ali possenti e le movenze da ballerino non appartengono ad un essere abietto.
E i suoi trésors non sono creature deformate dal peccato, ma solo un fiume di giovani abbandonati in un sonno forse artificiale, ma quieto e rilassato. Dormono cullati dal loro Signore, adagiati su un velo (quello dell’illusione?) e circondati da ori, coralli e perle in un giardino fantastico che molto ricorda l’Eden divino. C’è persino il cielo azzurro.
Come mai questo paradosso nella rappresentazione del luogo della sofferenza per eccellenza?
Perchè il peccato è bello, innanzitutto, osservandolo nella concezione religiosa, cioè intendendolo come trasgressione.
E poi si era nel Simbolismo, nel Decandentismo, c’erano Péladan (mistico-poeta-drammaturgo-equant’altro) e i rosacrociani (adepti dell’Ordine Cabbalistico de la Rose-Croix da lui fondato)…
Non c’è niente di brutto in questo Inferno idilliaco e tutto sommato ben più attraente della vita eterna da trascorrere in perenne contemplazione della luce divina.
(…)
Salute, o Satana
O ribellione,
O forza vindice
De la ragione!
(…)
(Giosuè Carducci, A Satana, 1863)