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(…) In tutto questo periodo io non ho mai dormito, tuttavia spesso mi sentivo avvolgere da un gradevole morbido dormiveglia. Tutto in me diveniva stranamente silenzioso; il mormorio del vento, le voci degli uccelli risuonavano come da infinite lontananze, appena udibili nel subcosciente; e quando anche gli ultimi suoni estranei si spegnevano, e le percezioni sensorie divenivano ancor più tenui, allora tutto quel che sentivo ancora di me era una chiarità bianco-cenere. Un passo ancora, e diveniva notte fonda; (…)
(Alfred Kubin, Demoni e visioni notturne)






