~ Al felice genio dell'avvenire dedico questi accenni di antesignano, questi conati di liberazione. ~



SOLTANTO PUBBLICITÀ?
Tuesday January 22nd 2008, 10:01 pm
Filed under: • Belle arti, • Commercial channel





No!




* tiè *
Monday January 21st 2008, 3:48 pm
Filed under: • Troppo vago per essere categorizzato

CIOFECA




Favole di morte
Monday January 21st 2008, 4:52 am
Filed under: • Foto, • Belle arti

Penso siano quelle che, in natura, accadono di continuo, secondo dopo secondo, senza che neanche ce ne accorgiamo. Sia a causa della nostra congenita indifferenza verso ciò che non ci riguarda direttamente, sia per quella capacità della ragione che vuole rivestire la Vita con un manto speciale, dandole un’apparenza magnifica ed un significato quasi al di fuori della nostra portata.

Cosa che, ovviamente, non è affatto vera: la nostra esistenza non è per nulla differente da quella di ogni altro minuscolo essere vivente, tant’è che la capacità dell’uomo di discernere il mondo non ha mai annullato né nascosto la sua reale natura, tesa all’abuso dell’ambiente in nome della sopravvivenza; ciò che ci rende autodistruttivi, a differenza degli animali, è, appunto, il voler penetrare le cose, il volerle smontare, il non accontentarsi.

Le favole di Tessa Farmer ci raccontano proprio questo aspetto dell’esistenza, attraverso delle rappresentazioni fantastiche e mostruose (nel significato originario della parola latina monstrum di “cosa straordinaria”, “fuori del comune”), che rimandano direttamente alle originarie fiabe dell’epoca vittoriana, quando queste non avevano tema di raccontare anche la morte, e ben prima che la loro “disneyficazione” le rendesse innocue e piene di astratti buoni sentimenti (e liete conclusioni).

Protagoniste dei suoi visionarî racconti sono delle minuscole creature, spesso identificate come “fate” per il solo fatto di possedere un paio di ali cristalline. Con il tipico aspetto leggiadro delle fate comunemente conosciuto, però, queste creature hanno poco da spartire, dato che sono in realtà ben più assimilabili alle anziane Moire della mitologia greca, ossia l’equivalente delle Parche latine.
L’artista le assembla partendo da minuscoli elementi naturali, siano essi vegetali o animali, che raccoglie vagando per boschi: ecco allora rami e rametti di qualunque foggia, ali di insetti, ossa, radici…
Generalmente sono in scala così ridotta che per osservarle al meglio (ed anche per comporle) si ha bisogno di una lente di ingrandimento.

Queste “fate” figurano sempre in atteggiamenti ed azioni di dominio verso il mondo naturale dal quale esse stesse provengono: è fondamentale sottolinearlo, perché l’artista in realtà utilizza una controfigura mitica per rappresentare l’uomo, da sempre combattuto sul ruolo da assegnarsi rispetto a tutti gli esseri viventi.

Il primo gruppo di foto illustra l’installazione chiamata “Swarm”, del 2003-2004. Le “fate” attaccano diversi insetti, ora circondandoli, ora torturandoli, ora deridendoli. In effetti, è proprio in questo che riconosciamo l’essenza umana del loro disumano comportamento (mi si perdoni il gioco di parole): a volte sembrano divertirsi sulla sofferenza delle creature che esse decidono di prendere di mira, come fossero bambini crudeli e dispettosi.

Vista d’insieme:


In questo dettaglio, un povero ragno si contorce impotente sotto l’assalto di tre “fatine”. Nonostante la mia folle repulsione verso tali bestiole, non posso che provare compassione per lui.


Questa libellula sembra accettare passivamente lo scherno delle quattro fatine che la cavalcano.







Qui hanno strappato una delle lunghe zampe di una specie di zanzara.



Quest’altra installazione è invece chiamata “Nymphidia”, del 2005 - dal nome di un componimento poetico sulle fate dell’inglese Michael Drayton, del 1627 (*) - e mostra l’attacco verso un alveare. La scena è di una crudezza impressionante: una fata ha già decapitato una sua avversaria e, montandole sopra, usa uno degli uncini o il pungiglione come arma mortale verso la prossima vittima.
Questa scenetta non è per niente dissimile, in quanto a violenza, da quelle immortalate costantemente in qualsiasi conflitto ora in corso nel mondo, e mi colpisce non poco la potenza espressiva di queste creature: aiutata dalla mia mente, che tende per natura a ricercare fattezze “umane” ed espressioni, posso scorgere benissimo il ghigno della fata, impegnata nello sforzo di uccidere l’ape.


La fata esibisce vittoriosa il suo macabro trofeo.


“The Terror”, 2006: le fate hanno anche mezzi speciali di assalto, come questa “snakeship” composta da uno scheletro di serpente combinato con quello di un coniglio, ali di insetti e varî bozzoli.



“Little savages”: attorno a questa volpe (imbalsamata), vittima inerme delle torture delle fate, si sviluppa un ricchissimo scenario di piccoli e grandi delitti e cattiverie. Dalle stesse parole dell’artista, «il loro ultimo scopo è attaccare l’uomo, e con la volpe stanno solo facendo pratica».
Per esse, la volpe è una controfigura dell’uomo, mentre per l’osservatore l’uomo è in ognuna di quelle piccole e ciniche fatine.



Un aculeo di porcospino si rivela un perfetto giavellotto.


(*) Di questo poema, mi ha colpito questo estratto, che ben si adatta all’operato della Farmer e che l’ha forse in qualche modo ispirata:

(…)

The walls of spiders’ legs are made,
Well mortised and finely laid;
He was the master of his trade
It curiously builded;
The windows of the eyes of cats,
And for the roof, instead of slats,
Is covered with the skins of bats,
With moonshine that are gilded.

(…)




L’anima immortale
Monday January 14th 2008, 10:21 pm
Filed under: • Gira la moda, • Commercial channel

… quella del vero rocker, s’intende.
Lo stesso devono aver pensato alla Saatchi & Saatchi di fronte alla necessità di creare una campagna per la Dr. Martens.
Campagna rigettata dalla famosa casa scarpara, anche a causa delle rotture di scatole di quella gran lucidatrice di marciapied… cioè, anche a causa delle vivaci proteste di Courtney Love, la quale, quando non può rastrellare denari dalla morte del marito, inizia a gracchiar molesto.

A voi:




Interessante notare come nessuno dei personaggî di cui sopra, in vita, indossasse gli anfibî come tipico segno distintivo del proprio look (mi viene in mente solo Strummer - e Jones - in fase “Combat Rock)”.
Ma si sa, i morti non ricordano e soprattutto non chiedono…




Comunicazione di servizio
Thursday January 10th 2008, 2:00 am
Filed under: • Troppo vago per essere categorizzato

Mi è arrivato suddetto commento al tale post:

Ciao a Tutti,questo logo che sta girando su internet da un anno altro non è che la copia scarabocchiata di un’ opera appartenente un ragazzo Italiano,sul sito dice che sia nata in Francia.Il Vero marchio risulta registrato in Italia ed all’estero si chiama LOVEHATE ed esiste un sito.ciao

Firmato: alienotto

Caro alienotto, io giro il messaggio e diffondo, ma il sito cui fai riferimento ha fatto il solletico al mio antivirus, che si è svogliatamente destato per un attimo dal suo sonno granitico al fine di avvertirmi dell’odiosa presenza.
Fatti controllare anche tu, insomma, e, in caso sia meningite, vaccìnati al più presto.




.
Sunday January 06th 2008, 7:11 pm
Filed under: • Belle arti


da “Zio Paperone e i miliardari in vacanza”, Topolino n. 1588 del 4 maggio 1986, testo e disegni di Giorgio Cavazzano




Nuovo anno
Tuesday January 01st 2008, 2:09 am
Filed under: • Troppo vago per essere categorizzato

Chissà quanti blogger hanno cominciato questi altri 366 giorni mandando affancubo il mondo, la propria vita, la dolce metà o semplicemente sé stessi.
Io, per intanto, timbro questo cartellino.