Filed under: • Troppo vago per essere categorizzato
No, non è il solito post intimista che ogni tanto fa capolino anche nel blog meno personal e più asettico che esista.
Il titolo fa riferimento ad una delle voci presenti nel profilo di ogni utente iscritto a Splinder, la nota piattaforma per blog alla quale mi sono sempre ben guardata dall’appartenervi, salvo poi miseramente capitolare per colpa sua. Vabbeh, non sarà la fine del mondo.
Siccome è pochi giorni che sono iscritta, mi capita di navigare per il sito per curiosare, soprattutto nella sezione “Utenti on-line”. Questa è organizzata come un lungo elenco di iscritti, per i quali in primo piano campeggia l’avatar e, accanto, ciò che ognuno sceglie di scrivere per presentarsi (appunto, alla voce «Chi sono:»).
Scorrendo questo elenco, ho notato frasi e idee ricorrenti. Mi spiego.
La maggior parte delle persone sceglie di rispondere alla domanda «Chi sono:» con un «Saperlo!» e tutte le varianti del caso, «Se lo sapessi…», «Devo ancora scoprirlo», «Non lo so ancora», «Non lo so più», «Non saprei, dite/fate voi», e l’inevitabile «Bella domanda!». Quanta ignoranza, mi vien da dire.
Ma davvero tutte queste persone (e sono tante) non sanno assolutamente come raccontare sè stesse? O è solo un finto disincanto pseudoRomantico per distinguersi nell’era elettronica? Ma come ci si fa a distinguere se tutti scrivono le stesse cose?
O vorrebbe essere un modo per attirare attenzione su di sè, per invogliare la lettura? Alcuni magari hanno pensato così: effettivamente, in una libreria, in mezzo a tutti gli altri, un libro senza copertina o con la copertina bianca sarebbe curioso, ma quando ce ne sono tanti, troppi così, passa la voglia di stare lì ad aprirli uno per uno per vedere cosa c’è scritto dentro. Almeno, per me è così.
Tra l’altro, ho notato che questa tendenza è più o meno equivalente nei due sessi e la si riscontra principalmente in un’età che va dai 20 ai 30 anni (e anche qualcosa di più). I “mezzi-giovani” di oggi hanno le idee così confuse?
Non tutti, anzi.
Un’altra cospicua rappresentanza è quella dei «Sono come sono» (c’è anche la versione à la Bluvertigo «Sono=sono»), seguita dal «Io sono io» (o «Sono io»), «Sono me stesso/a» e il laconico «Io». Finalmente qualcuno con le idee chiare! Sì, ma… quali idee? Bisogna comunque entrare nel blog per scoprirle un po’, queste idee; ma così siamo al punto di partenza. È la stessa storia di prima, per quanto mi riguarda, non ci sono stimoli alla lettura, non ci sono particolari indicazioni.
Un’importante sub-categoria è quella del (sintetizzato) «Non bastano poche righe per descrivermi», «C’è -(o «ci sarebbe»)- troppo da dire», con la varianti del «Sono una persona complicata», «Sono tante cose», «Sono un misto di…», «Sono tante contraddizioni» e via così. Gente complessa, ma anche in questo caso, indecisa. Tutti siamo un po’ tutto, suvvia, un po’ più di sforzo!
Menzione speciale per la categoria “confusi”: l’immarcescibile e sempre valido «Uno, nessuno e centomila» in, appunto, centomila varianti.
Però, devo notare che c’è una certa prevalenza femminile nelle persone che si definiscono come un universo variegato, ovviamente non è un caso.
Come pure sono per la maggior parte donne quelle che, alla voce «Chi sono:» rispondono con un umile «Una delle tante», «Non ha importanza», «Una ragazza/donna come tante», «Niente di speciale». Uhh, che mestizia.
L’uomo che risponde così, invece, dà più l’impressione del “lupo solitario”, con espressioni più strong e granitiche del tipo «NON SONO NESSUNO».
Ulteriori varianti (concetti sintetizzati): «Striscio nell’ombra», «Guardo in silenzio», «Vado dritto per la mia strada» (e qui quasi mai sanno quale sia, questa strada), fino ai rabbiosi «Non scrivo qui chi sono, leggetevi il blog», «Se volete saperlo, leggetemi», e anche dei confortanti «Un povero scemo», «Un imbecille», «Uno sfigato», «Un fantasma»…
Insomma, Splinder è piena di reietti, volontari o no, anime combattute che preferiscono viaggiare da sole, ma che ci tengono a farlo sapere. La cosa è concettualmente un ossimoro, mi sembra…
Tante, tantissime, poi, le donne-panterone, ammaliatrici, dark, dai nomi improbabili o impronunciabili; e tanti gli under 20 (ho intravisto anche una dodicenne), le cui descrizioni, soprattutto quelle maschili, sono spesso molto tenere e semplici (mi sarei aspettata il contrario); le 13/14/15/16enni sono perlopiù «isteriche, pazze/matte scatenate, strane, timide ma str*nze, dolci ma testarde, carine» e se sono punkettone, sono ovviamente arrabbiate con tutto l’universo conosciuto («ka**o!»).
Ma perchè ho scritto tutto ’sto papiro?
Perchè mi ha incuriosito vedere così tanta gente insieme e così tanti elementi ricorrenti, pensavo ad una realtà più frammentata: il blog è interamente dipendente da chi lo gestisce e, specialmente se di stampo personale, totalmente libero da schemi prefissati.
Insomma, la domanda alla fine è: ma siete davvero così simili fra di voi?
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Allora non è la frase che è ingenua, ma è la gente che è poco originale
Comunque, da come scrivi, secondo me non ne leggi/non ne hai letti tanti di blogS. Soprattutto di quelli stile “diario segreto”, che io in teoria aborro (pure io parlo pizzuto, oh, siamo sCtudiati, noi…).
Dando per ovvio che ognuno ci scrive quello che gli pare, mi aspetto di trovarci cose che altrove non posso trovare, proprio perchè è uno spazio totalmente dipendente dal proprietario. Se poi vado su Splinder (che è un po’ la Microsoft dei blogS) e mi accorgo di tutte ’ste “ricorrenze di vedute”, beh, tutto ciò mi perplime assai, anzichenò.
(credo tu sia l’unico ad esserti sparato tutto ’sto papocchio, complimenti
)
Bello Tigraza. Bel post e bell’idea. Davvero. Non voglio fare il filosofo, anche perchè tu, a mio avviso, hai già dato le varianti possibili e le sfumature reali sul chi sono io. E’ chiaro a tutti che la spersonalizzazione del proprio Io non è un fatto odierno, recente, e guarda caso riguarda il modo di comunicare. E adesso la dico: più la tecnologia si “progressa”, più la solitudine umana è destinata ad aumentare, anzi a modificarsi. Prendi gli sms. Son un fenomeno sociale di una portata incredibile, soprattutto nel linguaggio adolescenziale. Io, a 14 anni, la prima volta che chiesi di “mettermi” insieme ad una mia coetanea (Barbara ******* ha 42 anni, mi ricordo bene il nome e anche la bella faccia, infatti negli anni è diventato una delle donne più belle di Forlì) gliel’ho dovuto chiedere con color paonazzo in volto a parole: “Barbara, vuoi metterti con me?”. Lei mi rispose, e se dico cazzate mi scoppi il cellulare: “Si, va bene. Però il poemriggio devo studiare”. Risposi: “Per me non ci sono problemi. vedrai che sugli orari ci metteremo d’accordo”. Ora tutto ciò avviene per sms. Capisci, Tigraza, la differenza?
Un beso, Matt.
Comment by matteo 07.21.06 @ 2:13 amPremessa: la mia esperienza di blog è occasionale ma frequente, nel senso che non ne bazzico nessuno, tranne questo, ma quando ne incontro uno (una o due volte alla settimana) mi ci soffermo un quarto d’ora-mezz’ora.
Quando parlo di diario segreto intendo dire dal punto di vista concettuale. Secondo me se uno vuole mettere in rete i propri pensieri su qualsiasi argomento, e decide di farlo attraverso un blog personale, riesce interessante solo se è capace di pescare quei pensieri dal proprio cervello. Se invece anche lì tocca leggere le solite banalità giovanili stile MTV e All Music allora addio.
Se non è chiaro il paragone con il diario segreto ne propongo un altro. Nella vita quotidiana alcune volte una persona risulta più interessante e originale parlandoci a tu per tu rispetto a quando l’avevamo invece conosciuta per la prima volta quando era affogata nella banalità e nella categoria di un determinato gruppo.
Scrivesi “Chi sono”, ma leggesi ovviamente “Chi sei?”.
È questo l’interrogativo che sente porsi il proprietario del blog, finalmente padrone di uno spazio mentale tutto suo del quale essere protagonista. Di conseguenza, riempie tale lacuna morbida con quello che ha e che può: la maggior parte di loro con una risposta, attiva o passiva, che è già un derivato vascorossista, semplice ma di alta digeribilità, di qualcosa percepito attraverso i media tradizionali, magari rimasterizzato “à la” ginnasiale maniera. E questo fa apparire delle ridondanze, che si ritrovano ciclo per ciclo.
È una piccolissima e banale traccia della massificazione del pensiero attraverso i media, il vero miracolo del secolo scorso: sei libero di di credere di essere libero, ma ti possediamo già. In remote.
Tutti interagebndo tra di noi abbiamo schemi mentali o culturali simili, chi invece è libero da schemi e barriere, visto i modelli paludati propinatici, può essere considerato un eversivo.
In Italia, l’ultimo (di un piccolissima serie) è stato P.P.Pasolini .
Per gli altri invece c’è la libertà, bella da vedersi, ma se gratti la facciata, questa libertà è un sole ingannatore…
Sono super-d’accordo con Kekule e Agamennone. Di quest’ultimo mi incuriosisce il riferimento a Pasolini: non ho abbastanza cultura in materia, quindi rischio di dire somme cretinate, ma a me pare che anche personaggi come Ennio Flaiano, Carmelo Bene, Indro Montanelli (i primi che mi vengono in mente) se ne siano discretamente fregati, per dirla con un francesismo, di rimanere entro i binari.
Sì, Tigrazza? Che c’è? Stiamo andando clamorosamente fuori tema?
fantèsma, c’è un post (uno dei miei preferiti, tra l’altro) con, al momento, 2572 commenti TUTTI fuori tema, ormai non ho più paura di niente.
E comunque non mi pare che siate andati OT.
Presto dirò la mia.
Comment by tigrazza 07.21.06 @ 11:16 pmfosse almeno solo un problema di splinder…hai dimenticato cmq una tra le più classiche…”scoprimi”…
grazie per essere passata sul mio blog e aver commentato
Giusto Fantèsma i nomi sono giusti (del resto avevo scritto “una piccolissima serie”), ma Pasolini rispetto a tutti, è stato dirompente ed anticipatore.
Ha letto con occhi liberi i decenni successivi, capendo ciò che sarebbe successo e i meccanismi e le dinamiche sociologiche che si stavano muovendo (l’alienazione delle periferie, la distruzione del bello e la fine dell’individuo, ridotto nemmeno ad una massa, ma ad un ammasso .
Anticipò il futuro potere televisivo e le sue degenerazioni (massificazione ed esaltazione dell’edonismo e del consumismo), e narrò la trasformazione in atto nell’Italia che si trasformava da paese contadino a industriale (mantenendo sempre la sua impunità di base).
Osteggiato dal Vaticano, Pasolini ha diretto uno dei più grandi capolavori su Gesù come Il vangelo secondo Matteo .
Poeta, scrittore, giornalista, regista (e sempre ai vertici in tutto), i suoi editoriali del Corriere della Sera (tra cui il mitico io so riferito alla DC) erano dei colpi bassi (di verità) alla coscienza (falsa) nazionale.
Riuscì anche a capire il ’68 (anticipandolo in Uccellacci e uccellini ) , vedendolo da un’angolazione diversa ma (probabilmente) giusta.
Egli capì l’inganno.
Con il paradosso di ciò che scrisse per i fatti di Valle Giulia , Pasolini cercò di provocare gli studenti alla vera libertà.
Gli studenti (in gran parte provenienti da famiglie borghesi), pur utilizzando un frasario di sinistra, auto-ghettizzandosi in un giovanilismo demenziale e nichilista, in realtà non si liberavano dai loro schemi ideologici cristallizzati, il conformismo dell’anticonformismo .
Pasolini (inascoltato) diceva di aprire le intelligenze, di diventare intellettuali utilizzando nel senso più vero e compiuto il senso critico (anatema!).
Questa sarebbe stata la vera rivoluzione , in contrapposizione al pensiero pragmatico borghese-capitalista.
Se non avessero fatto ciò, quella, sarebbe stata una battaglia di posizione (anche in società) e, anche se gli studenti credevano (molti in buona fede) di combattere per il sol dell’avvenire, in realtà combattevano per diventare il nuovo capitalismo.
Vero uomo di sinistra, fu a lungo in conflitto con il PCI (e vorrei vedere) per la la normalizzazione e la contiguità (ormai anche ideale) del partito comunista al potere ufficiale.
Poi con quel io so , attacca a testa bassa il potere centrale, il ventre molle della democrazia italiana, e lo fa nel nome del suo essere un intellettuale …
P.P.Pasolini muore all’idroscalo di Ostia nella notte tra il 1 e il 2 novembre 1975…
La sua morte ancor oggi è un silenzio che urla .
Mi scuso per la prolissità e per avervi annoiato.
Grazie, Agamennone, è sempre bello saperne di più su fatti e personaggi anche famosissimi.
Tigrazza, presto dirai la tua? Ancora?
P.S.:è una bbbattuta!
MikyInTheSky, figurati :>
Lo «scoprimi» è generalmente sottointeso nella categoria «Se volete saperlo, leggetemi», solo che ha un tono più “miagoloso”.
Matt, bellissimo quel siparietto che ci hai raccontato :> Posso aggiungere che se una ragazza di oggi rispondesse così, verrebbe sonoramente mandata a passeggiare? Certo, c’è anche da dire che tanto candore non credo sarebbe facile da trovare, oggigiorno.
Sono contenta ti sia piaciuto il post; detto da te, poi, per me vale ancora di più.
Penso anch’io che la solitudine si modifichi, anzichè aumentare, solo che da un mezzo di espressione come quello del blog, ossia da chi ne fruisce, “mi aspettavo di più”, mi aspettavo di TROVARE di più. Il “più” c’è certamente, ma bisogna scavare bene o capitarci per caso.
Kekule parla molto bene: «derivato vascorossista, semplice ma di alta digeribilità» è la gran parte del materiale che ho osservato e che ho riportato nel post, e parlo solo delle risposte al «Chi sono:»; non posso onestamente dire che anche tutti i blog dietro quelle risposte siano altrettanto, ma di certo non (mi) invogliano a proseguire.
(e qui speriamo di non ricevere uno scontato «eCChiSSene…?»)
Con Agamennone che parla (anche se sfora di brutto ;>) io ovviamente mi riduco ad uno scolaro in punizione dietro la lavagna, però vorrei dire che non credo che tutti cerchiamo di essere “sovversivi”, quando, come dice Kekule, i media sembrano regalarci la libertà di espressione. Non credo neanche sia una ricerca di originalità a tutti i costi (sennò temo che leggerei di peggio); però, se la “vera” persona vien fuori quando si esprime da sola e in solitudine e non in un gruppo (volevi dire questo, fantèsma?), cosa devo pensare quando trovo queste categorie di descrizioni di sè stessi?
E ancora: essere anticonformisti vuol dire avere delle idee proprie o semplicemente andare controcorrente (con o senza idee proprie)? E perchè se io facessi leggere questi commenti a qualcuno degli utenti che ho “inquadrato” nel post, direbbero probabilmente che abbiamo ragione, che Splinder è pieno di fuffa, etc.? È conformismo anche quello, no? TUTTI dicono che il sistema è massificato, che è regolarizzato anche se non in apparenza, etc etc.
Dove finisce il conformismo e inizia il PENSIERO?
(perchè con questo caldo sto davanti ad un pc a straparlare?)
Comment by tigrazza 07.22.06 @ 5:24 pmSe continuate così mi sa che mi godrò il dibattito a “le invasioni barbariche” quest’autunno
Mi piace splinder e mi piace talvolta perdermi a curiosare in qualche diario personale. Adoro le soluzioni che vengono adottate per mantenere l’anonimato di amici/amori/nemici per la pelle. Mi piace osservare la cura con qui talvolta viene scelta quella o quell’altra immagine. Magari i contenuti non saranno sempre profondissimi, chi si affaccia alla vita comincia ora a pensare e confrontarsi con gli altri ed è dal confronto con gli altri che uno capisce chi è.
Dunque come potrei rispondere visto ceh ho ancora così tante gente da conoscere, libri e fumetti da leggere, film da vedere ?! In realtà un sospetto su chi io sia comincio ad averlo. Direi un incrocio tra Alberto Sordi e Aragorn. Albertone nella vita reale e il buon vecchio numenoreano dall’altra parte dello schermo in WoW.
Acc… peccato avere tutti i difetti nazionali ! Beh forse forse qualcuno me lo risparmio.
Comunque mi sento in compagnia.
(Visto che ha postato Agamennone il grande vengo anche io dietro la lavagna
)
Ti ringrazio Masayume (e complimenti per il tuo bellissimo blog)
, ma dietro la lavagna mi sa che ci vado io… ![]()
PS. Vedo che sei un cultore dell’animazione.
Per caso, hai mai sentito parlare di un certo Yuri Norstein?
Tigrazza, guarda che io ne lascio (e molto) anche agli altri… (ora però torna a posto, anche tu Masayume)
![]()
Perdona se sono andato OT…
Ma ora ritorno subito IT e quindi ti dico: tu chi sei (o cosa vorresti essere)?
L’importante è che la rete non diventi e pluribus… unum …
Ciao masayume :>>>
Adoro le soluzioni che vengono adottate per mantenere l’anonimato di amici/amori/nemici per la pelle.
Per esempio?
Ah, bell’incrocio, comunque, eh? ![]()
Ma non illuderti di avere una vita reale e una in WoW, le due cose si confondono sempre (purtroppo e per fortuna).
TU dietro alla lavagna? E pure tu, Agamennone, non dire cretinate ;> Anzi, per colpa vostra (e pure Matt e Kekule) (maSSì, pure fantèsma
), mi vien voglia di lasciarvi le chiavi e andarmi a nascondere sotto la cattedra :-[
tu chi sei (o cosa vorresti essere)?
Ti rispondo con ciò che ho messo nel mio profilo:
~ sicuramente, NON un utente Splinder ~
:D
Comment by tigrazza 07.24.06 @ 12:42 am(dal banco) Non conoscevo Norstein. Una rapida ricerca su Wikipedia e youtube ha parzialmente colmato la lacuna. Poetico, ipnotico e drammatico. Davvero notevole. Incredibile l’umanità dei personaggi e la realizzazione di effetti come il fuoco o la neve, luci e ombre. Sembrano foto oniriche che prendono vita. Approfondirò, grazie.
@tigrazza
Beh soluzioni me ne vengono in mente poche ora, comunque si va dagli azzeccati soprannomi (alla Italian Psycho: “isteria personificata” ecc.) ai nick più strani, a personaggi di (tele)film o dell’opera. Sembra di entrare in un mondo di fantasia, dove però un lato ha profonde e percepibili radici nella realtà.
Anche quello che avviene sul Daveblog è divertente: una sarabanda di nomignoli che portano avanti discussioni spesso al limite della rissa, ma senza mai travalicare. Questa dimensione solo testuale è tremendamente evocativa e risuona forte nella mente di chi ha avuto spazio per tante storie lette.
Senza scadere nel ricordare di “quando anch’io ero così” però mi piace intuire in quegli scritti un percorso, un divenire. Quando un sentimento si astrarrà in un concetto, o un concetto diventerà un emozione, una convinzione si dissolverà nel nulla o si rafforzerà (per poi dissolversi, non vi sono certezze
)…
Sarà che sono un voyeur, fortunatamente tener dietro a masayume (.it) mi prende abbastanza dal non scadere nel più sfrenato onanismo (e scusate il francese
)
Ciao Masayume ![]()
“Il racconto dei racconti“ (Сказка сказок) di Yuri Norstein, fu premiato a Los Angeles, nel 1984, come “il più bel film d’animazione di tutti i tempi”…
Nel 1994 venne svolta (dall’accademia cinematografica giapponese) un’indagine e sui più grandi film d’animazione, e al primo posto risultò il film “Il riccio nella nebbia” (Ёжик в тумане) (indovina di chi?
) , mentre al secondo si piazzò “Il racconto dei racconti“.
Sempre “Il racconto dei racconti“, al Festival di Zagabria del 2002 venne di nuovo premiato come il più bel film d’animazione di tutti i tempi.
Ma tutti i suoi lavori sono ai vertici… vedi “La battaglia di Kerzhents” (Сеча при Керженце) , dove utilizza per il racconto, le forme dell’iconografia medievale russa… (e musiche di Rimskij Korsakov)
Poi, se vuoi altro sull’animazione (se non li conosci), ti dico due nomi che ti sconvolgeranno la vita: Zbigniew.Rybczynski e Tomek Baginski , del quale è da vedersi immediatamente Katedra .
Vero tigrazza? ![]()
PS. Mi sa che sono andato di nuovo OT…
tigrazza, contrariamente a quanto ti avevo annunciato, ho letto il post adesso che sono quasi le 5 di mattina! ![]()
Non ho letto nessuno dei commenti, ma hai mai pensato che una delle principali cause del dare informazioni telegrafiche (o non darle affatto, come mi pare di capire sia la tendenza prevalente) possa essere semplicemente la pigrizia? voglio dire: descrivere sé stessi in poche righe non è affatto semplice, ad esempio gerché è grande il rischio di tralasciare qualcosa di importante, e per riuscirci in modo completo occorre una gran consapevolezza di sé, che si raggiunge solo dopo lunga riflessione. Non è forse più comodo liquidare la faccenda rimandando alla lettura del proprio del blog, in cui il proprietario esprime sé stesso attraverso le numerose proiezioni che sono i suoi post, senza diversi sintetizzare in poche frasi?
E ora che te la sei andata a cercare, la domanda ovviamente ti tocca: TU CHI SEI? prova a rispondere in poche righe e poi ne riparliamo…
Ops, io non avele visto… ![]()
E ora propongo che tutti gli utenti Splinder facciano un post sulla risposta (esaurientissima
) di tigrazza
Ps. Mio post plecedente essele pieno di lefusi, io scusale
Glauco ![]()
Beh si, concordo sull’esaudientissima risposta di tigrazza :**
Non è forse più comodo (…)
Glauco, certo che è più comodo, ma a me fa un po’ lo stesso effetto di quando in una trasmissione, prima della pubblicità, dicono «rimanete con noi, non cambiate canale»: è la prima cosa che faccio.
Se mi dici di vedere il tuo blog per capire chi sei, mi smonti un po’ :>
Voglio dire, non ti si chiede di far sapere al mondo intero il tuo essere più profondo, ma diamine, se apri un blog, hai qualcosa da dire, a questo mondo.
Di sicuro è molto più facile scrivere a profusione che sintetizzare in poche parole (less is more); non so, forse sono io esigente, ma mi ha un po’ spiazzato trovare tutte quelle ripetizioni, e la mia domanda finale rimane; io mica pretendo che tutti siano degli Ungaretti nati, ognuno scrive quello che vuole. Il post è nato dalla semplice osservazione dei fatti, che mi hanno portato a delle riflessioni e a delle domande.
Quella mia risposta sarebbe diversa se avessi un blog su Splinder, che è una community, un posto, cioè, dove DOVREI fare di tutto per differenziarmi dagli altri.
Invece, avendo questo spazio tutto mio, mi piace pensare di essere definita anche solo da esso, dal solo fatto che esiste, che l’ho creato io e che senza di me non ci sarebbe.
Però io ho un progetto diverso dalla maggior parte dei soggetti “inquadrati” nel post, che hanno solo il desiderio di fermare “per iscritto” qualcosa della loro vita (chi più, chi meno), quindi non credo di potermi rapportare a quel modo di proporsi.
Spero di essere riuscita a spiegarmi.
[ma che è, l’ora di “Fenomenologia dei blog(gerS)?
]
Tigrazza creatrice, il blog visto come una genesi …
Interessante.
Per molti il blog è un diario, che quindi rispecchia dei momenti vissuti… come fosse un album di foto (ciò che si è in quel determinato momento).
Ma proprio perché quel che viene fissato è un momento, un attimo dopo è già finito, visto che quel momento è finito.
Invece la tua visione, se non ho sbagliato, vorrebbe essere in divenire , quindi che evolve .
Tempo: attimi di eternità tra realtà e illusione…
http://www.labor119.com/gallery/albums/Magritte/135.jpg
Non mi scordo che questo blog serve innanzitutto a spiegare ciò che mi appassiona.
E le passioni possono rimanere sempre le stesse, ma cambiano forma di volta in volta e spesso si mascherano.
Questo spazio è come quella tenda :>
Comment by tigrazza 07.27.06 @ 6:37 pmLeave a comment
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Tutto ciò che hai scritto è giusto, ma l’ultima considerazione (”il blog è interamente dipendente da chi lo gestisce e, specialmente se di stampo personale, totalmente libero da schemi prefissati”) mi sembra ingenua o forse fintamente ingenua.
Comment by fantèsma 07.19.06 @ 10:42 pmLa frase esatta, secondo me, è “il blog potrebbe essere interamente dipendente, ecc.”. Infatti lo strumento del blog, come tutti gli strumenti, può essere usato bene oppure male. Esso (visto come parlo pizzuto?) è una sorta di diario condiviso con tutto il pubblico della rete. Chi lo usa bene riesce a riempirlo di sè, della sua vita, delle sue idee, delle sue proposte. A mio parere un bel blog somiglia paradossalmente ad un diario segreto, quello che gli adolescenti non fanno leggere proprio a nessuno. Viceversa un blog poco interessante non è altro che la riproposizione online di luoghi comuni, frasi e concetti strasentiti in migliaia di compagnie giovanili che tutti, chi più chi meno, abbiamo frequentato.